La Battaglia di Hastings secondo Guglielmo di Poitiers
All’alba del giorno stabilito, il duca Guglielmo il Conquistatore dispone il suo esercito in tre schiere. Così riferisce Guglielmo di Poitiers: non un’orda disordinata, ma un’armata guidata con metodo, dove ciascuno conosce il proprio posto.
Davanti vengono schierati gli arcieri, affinché il nemico sia colpito da lontano; seguono i fanti armati di lance e spade; infine, la cavalleria, forza decisiva e mobile. Il duca stesso prende posizione dove può essere visto: Poitiers insiste su questo punto, perché la presenza visibile del comandante è segno di legittimità e di controllo.
Gli Inglesi, guidati dal re Harold, occupano l’altura. Sono serrati in un muro di scudi così compatto che, dice Poitiers, “pare una fortezza di legno e ferro”. Non avanzano: attendono.
Il primo assalto
Gli arcieri normanni scoccano le prime frecce. Ma l’effetto è limitato: gli scudi alti e ravvicinati assorbono i colpi. Allora avanzano i fanti, poi la cavalleria, e lo scontro diventa feroce. Più volte i Normanni vengono respinti lungo il pendio; più volte risalgono.
Poitiers non nasconde il momento di crisi: una parte dell’ala sinistra normanna cede, e la voce corre che il duca sia morto. Qui il racconto si fa drammatico: Guglielmo si scopre il volto, mostra il capo nudo, grida di essere vivo. Secondo Poitiers, questo gesto ferma il panico e ricompone le file.
Le finte ritirate
A questo punto entra in gioco la strategia che Poitiers presenta come prova della superiorità normanna: la ritirata simulata. Alcuni Inglesi, credendo il nemico in fuga, rompono il muro di scudi e inseguono. È l’errore fatale.
La cavalleria normanna si volta, circonda, distrugge i gruppi isolati. Più volte lo schema si ripete, e ogni volta la linea sassone si assottiglia.
Il ruolo decisivo degli arcieri
Poitiers sottolinea un cambiamento cruciale: gli arcieri modificano il tiro, scoccando le frecce più in alto, perché ricadano dall’alto sugli Inglesi. Non più contro gli scudi, ma sopra gli scudi.
È in questa fase che il racconto colloca la morte di Harold, colpito mortalmente (Poitiers non insiste sulla freccia nell’occhio: parla piuttosto di una fine violenta, nel caos dello scontro).
Il crollo finale
Con la caduta del re, la resistenza inglese si spezza. Secondo Poitiers, non è una fuga immediata, ma un lento disfarsi, fatto di corpi stanchi, feriti, uomini che combattono fino alla fine perché non hanno più una guida.
Al calare del giorno, il campo resta ai Normanni. Il duca ha vinto non solo con la forza, ma, così vuole il suo biografo, con disciplina, intelligenza e favore divino.
Immagini tratte da Arazzo di Bayeux e Battaglia di Hastings